Clausola di salvaguardia, dall’Ue arriva il primo via libera all’Italia: ora la decisione passa al Consiglio

La richiesta dell’Italia di ricorrere alla clausola di salvaguardia nazionale per finanziare alcune spese legate alla difesa e all’energia ha superato il primo esame a livello europeo. La Commissione europea ha infatti espresso una valutazione favorevole, ritenendo che l’utilizzo dello strumento non comprometta la sostenibilità dei conti pubblici italiani nel medio periodo.

Si tratta di un passaggio importante, anche se l’iter non è ancora concluso. La parola finale spetterà infatti al Consiglio dell’Unione europea, chiamato ora a esaminare il dossier e a pronunciarsi entro i tempi previsti.

La valutazione della Commissione europea

La richiesta italiana era stata presentata lo scorso 11 settembre. Nel corso del briefing quotidiano con la stampa, un portavoce della Commissione europea ha illustrato l’esito dell’analisi effettuata dagli organismi comunitari.

“Abbiamo ricevuto una richiesta di attivazione dall’Italia l’11 settembre e la nostra valutazione ha concluso che, nel caso dell’Italia, l’attivazione della clausola non mette effettivamente a rischio la sostenibilità fiscale nel medio termine. La nostra valutazione è positiva”.

Il portavoce ha inoltre chiarito che il procedimento deve ora proseguire attraverso il Consiglio.

“Ora il fascicolo passa al Consiglio, che avrà un mese di tempo per dare il via libera definitivo, solo allora la clausola potrà essere ufficialmente attivata per l’Italia”.

Il pronunciamento della Commissione rappresenta quindi un passaggio preliminare, mentre l’effettiva applicazione della clausola dipenderà dalla successiva decisione dei ministri europei.

L’Eurogruppo affronta il nodo dell’inflazione

Parallelamente alla procedura riguardante l’Italia, il tema della politica economica europea è stato al centro della riunione dell’Eurogruppo. Tra gli argomenti destinati a essere discussi figura anche l’impatto dell’inflazione e, in particolare, il rapporto tra gli interventi adottati dai governi contro il caro energia e le regole fiscali comunitarie.

Un alto funzionario europeo aveva anticipato che i ministri sarebbero stati chiamati a confrontarsi sulla questione, sottolineando la necessità di valutare come inserire le misure contro il rincaro dell’energia all’interno dell’attuale quadro di bilancio.

“che i ministri esprimano le proprie opinioni”.

Lo stesso funzionario aveva indicato l’inflazione come uno degli argomenti destinati a emergere durante il confronto, ponendo l’accento anche sulla necessità di salvaguardare la credibilità delle regole comuni.

“È una questione più ampia: fino a che punto vogliamo modificare il nostro quadro fiscale in risposta a ogni shock che si presenta?”

Sul fronte delle decisioni concrete, tuttavia, le aspettative restano più caute. Prima di arrivare a eventuali conclusioni operative sarà necessario attendere sia la posizione della Commissione sia le valutazioni dei ministri.

Klingbeil: attenzione ai prezzi dell’energia

Il confronto sulla flessibilità dei bilanci coinvolge anche altri Paesi, tra cui la Grecia. A intervenire sul tema è stato il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil, che all’arrivo alla riunione dell’Eurogruppo in Lussemburgo ha ricordato come le regole fiscali europee siano state recentemente modificate.

“Abbiamo appena rivisto le regole fiscali europee”.

Klingbeil ha però posto l’accento anche sulle difficoltà legate al costo dell’energia e sulle conseguenze per i cittadini europei.

“Ma voglio anche dirvi molto chiaramente che la Commissione europea deve affrontare le questioni che preoccupano i cittadini di questo continente, e cioè gli elevati prezzi dell’energia”.

Il prossimo passaggio sarà decisivo

Per l’Italia, dunque, il giudizio positivo della Commissione rappresenta un avanzamento significativo, ma non coincide ancora con l’attivazione definitiva della clausola. Il dossier dovrà essere esaminato dal Consiglio, che avrà a disposizione un mese per esprimersi.

Nel frattempo, il dibattito europeo resta concentrato sull’equilibrio tra sostegno all’economia, aumento dei costi energetici, inflazione e rispetto delle regole fiscali. La discussione potrebbe quindi avere conseguenze non soltanto sulla richiesta italiana, ma anche sull’approccio complessivo dell’Unione alle nuove pressioni economiche.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *